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Il belvedere di Canelli

In questo territorio della quinta componente del sito UNESCO “Canelli e l’Asti Spumante”, grazie ad un continuo miglioramento delle tecniche di coltivazione e lavorazione del vitigno Moscato Bianco, si è dato il via alla storia dei grandi vini spumanti italiani. Territorio che rende inconfondibile il paesaggio che lo circonda, grazie alle distese di vigneti curati e plasmati nel corso degli anni dal lavoro dei contadini.
La città di Canelli è pietra miliare di questa componente per il fondamentale ruolo giocato nell’evoluzione dell’Asti Spumante.

Ci troviamo sulla sommità della collina del borgo Villanuova, che conduce al Castello, raggiungibile percorrendo la Sternia, il suggestivo percorso valorizzato nel 2018 con la creazione della romantica “Via degli Innamorati”, e dove la vista si posa sul panorama che con dolcezza abbraccia il centro storico di Canelli e il territorio di Langhe e Monferrato. Immediatamente si comprende la posizione strategica tra Asti e Alessandria, la cittadina affaccia infatti sulle ultime propaggini della collina Monferrina e tra le pendici delle Langhe.
Le architetture dell’area di Canelli sono una testimonianza della capacità di adeguare i luoghi alle trasformazioni ed alle esigenze del ciclo produttivo vitivinicolo. Proprio in questo Comune si avviò nella seconda metà dell’Ottocento la ricerca di Martinotti: all’interno di spazi chiamati “Cattedrali Sotterranee” si avviarono le prime spumantiere del comprensorio. Si tratta di ampie cantine sotterranee, caratterizzati da ambienti voltati con mattoni a vista (i crutin), che devono la loro forma e distribuzione degli spazi ai procedimenti di lavorazione del vino spumante. Qui il paesaggio si fa dunque duplice: Canelli, la città visibile e la città invisibile costituita di luoghi unici ipogei in cui la cultura del vino è slancio vitale.